giovedì, 19 marzo 2009 - 12:50
Incoraggiarli ad essere più autonomi una delle grandi e difficili responsabilità.
I bambini con ritardo mentale non rimangono sempre bambini: Crescono e diventano adulti con ritardo mentale.
I genitori quindi fanno bene ad aiutare questi bambini a non dipendere da loro più del necessario.
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In ---> pensieri sparsi
martedì, 10 marzo 2009 - 11:37
Da qualche anno, leggo, osservo con molta cura e seguo, dibattiti e gruppi di persone, che hanno a che fare nel quotidiano con varie disabilità. Spesso mi chiedo se quello che vedo è normale, perchè ho avuto modo di constatare, come nella vita, si facciano distinzioni strane sui vari problemi legati a bambini e ragazzi che frequentano la scuola. Sembra, che si prendano in considerazione, solo alcune patologie, mentre di altre si ingnorino le cause e gli sviluppi sociali e familiari più o meno gravi. Un esempio...il ritardo mentale. Uno dei problemi principali è appunto l'aspetto di questi bambini (definito "normale"). Sembra che questo essere "normali" (cosa vorrà significare poi...non so), non dia diritto al rispetto. Alla fine senza alcuna "colpa" questi ragazzi vengono spesso attaccati ingiustamente, derisi e non presi in considerazione per questa sciocca e assurda "normalità". Normali, disabili o strani? Diversi.
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In ---> pensieri sparsi
domenica, 01 marzo 2009 - 23:50
SI PARLA...
Si parla molto spesso, del mondo delle disabilità in positivo, e si osservano complimenti e commenti positivi alle madri coraggiose che trovano il coraggio di esporsi.

Si parla troppo poco però del lato negativo di questo mondo...delle enormi difficoltà di inserimento nella scuola, nelle amicizie, nella vita in generale.

Troppo poco anche del dolore, che accompagna questi bambini e futuri adulti nelle varie fasi della crescita. Delle mille domande senza risposta, che ogni giorno si pongono, quando non vengono accettati ne rispettati nella maniera corretta.

Della mancanza di amicizie spontanee e delle barriere di ipocrisia che li soffocano. Si incontra di tutto...dal falso sorriso al complimento stolto dalle persone che si incontrano e che nemmeno sanno o conoscono quello che si trovano davanti.

Tutto troppo facile, conveniente o sconveniente. Una noiosa e sciocca ruota senza senso difficile da spiegare a questi bambini.
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In ---> pensieri sparsi
lunedì, 01 dicembre 2008 - 01:27
un respiro...un respiro...un respiro
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In ---> pensieri sparsi
domenica, 23 novembre 2008 - 00:28

Nonostante la stanchezza, e l'ora sia tarda, il sonno è lontano...
Dopo vari giorni, mi decido ad aprire il blog e mi costringo a trascrivere i pensieri, che a volte mulinano gratuitamente nella testa. Frammenti confusi, composti di minuti giornalieri.
Da un po' non abbiamo notti tranquille come una volta, (ogni tanto ti svegli e mi chiami, io arrivo da te, ti coccolo un po, e' poi ti riaddormenti), sarà un periodo passeggero, e ora come spesso accade, ogni tanto veglio il tuo sonno...sai , sembri un angelo quando dormi.
Oggi mi parlavi della scuola, e raccontavi la tua mattinata, spiegandomi quello che hai imparato mescolando vari discorsi...uno tra questi, mi ha resa insofferente, perchè fatico a tollerare la mancanza di rispetto che alcuni compagni hanno verso di te. Non so, non riesco a capire come possa accadere, e se esiste una sola motivazione, mi sembra che cada nel nulla.
Il mondo della scuola non è facile, o almeno non sempre, per questo, mi piacerebbe riuscire a fortificare un po' di più l'autostima che hai, rendendoti più sicura e schermata alle cattiverie gratuite. A volte ci si trova a dover fare i conti con persone che parlano a vanvera e che possono farti del male con alcune parole non ne avvertono il peso quando le lanciano). Sei cresciuta, e stai imparando a fare i conti con le varie verità della vita, e quindi, anche con quello che sei scoprendo alcune limitazioni. Ogni tanto, inconsapevolmente o meno,  qualcuno può ricordartelo nella maniera più errata. Piccola..benvenuta nel mondo dei grandi! La vita è con NOI.


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In ---> pensieri sparsi
martedì, 04 novembre 2008 - 21:30

Disturbo oppositivo provocatorio

La caratteristica fondamentale del Disturbo Oppositivo Provocatorio è una modalità ricorrente di comportamento negativistico, provocatorio e ostile nei confronti delle figure dotate di autorità che persiste per almeno 6 mesi.

Il bambino con tale disturbo presenta le seguenti caratteristiche:

spesso va in collera;
spesso litiga con gli adulti;
spesso sfida attivamente o si rifiuta di rispettare le richieste o regole degli adulti;
spesso irrita deliberatamente le persone;
spesso accusa gli altri per i propri errori o il proprio cattivo comportamento;
è spesso suscettibile o facilmente irritato dagli altri;
è spesso arrabbiato e rancoroso;
è spesso dispettoso e vendicativo.
I comportamenti negativistici e oppositivi sono espressi con caparbietà,resistenza alle direttive, messe alla prova dei limti, sfide. I sintomi del disturbo sono tipicamente più evidenti nelle interazioni con gli adulti o i coetanei che il soggetto conosce bene. L’ostilità viene espressa disturbando deliberatamente gli altri o con aggressioni verbali (di solito senza le più gravi aggressioni fisiche osservate nel Disturbo della Condotta). Le manifestazioni del disturbo sono quasi invariabilmente presenti nell’ambiente familiare, ma possono non essere evidenti a scuola o nella comunità.

E’ opportuno considerare che il comportamento oppositivo costituisce una tipica caratteristica di certi stadi di sviluppo (per esempio, prima fanciullezza e adolescenza). Affinché si possa parlare di Disturbo Oppositivo Provocatorio occorre che i comportamenti si manifestino più frequentemente e abbiano conseguenze più gravi rispetto a quelli tipicamente osservati in altri soggetti con livello di sviluppo paragonabile. Inoltre devono portare ad una significativa compromissione del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.

(dott.ssa Francesca Poggiali - Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale)

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In ---> infanzia e adolescenza
domenica, 02 novembre 2008 - 01:54

...il dolore, spesso è claustrofobizzante.

Ricordo frammenti di non equilibrio, in un periodo, che a tratti sembra lontano e sfocato, quando, dentro me stessa, cercavo qualche ragione plausibile, a tutto questo star male.
Molte domande e poche risposte, mi raggiungevano senza tregua, soprattutto la notte, si la notte.. quando il silenzio sa anche stridere sgraziato.
Ricordo ancora come mi ero trasformata, sembravo un clown triste, e a fatica reagivo alle ore del quotidiano convulso.
Ricordo la stanchezza che mi distingueva in quel periodo. Periodo di cosa?
Di riflessioni e pensieri, e di voglia di rivincita sulla situazione che drammaticamente stavamo vivendo io e Ariel.

Dovevo uscirne, e stavo cercando di elaborare un piano perfetto. Il piano consisteva, in future visite mediche, indirizzate al sapere e all'informazione,  per riuscire a carpire le informazioni necessarie per occuparmi al meglio di mia figlia. La salute mentale e comportamentale della bambina,  erano molto importanti,   e allo stesso tempo,  potevo imparare a convivere con questa nostra nuova vita. Quella che al momento ritenevo una cosa complessa.


Fortunatamente il tempo fa davvero miracoli, compie su di noi mutazioni che nemmeno immaginiamo...la fase  più importante è la cicatrizzazione, quella sequenza strana che ci porta a metabolizzare,  anche il più grave sconquasso.


Il vissuto ridiventa importante, si riprende la voglia di lottare,  e dopo qualche mese,  dove sei stata col culo per terra,  arriva la rinascita e il coraggio di viversi.

Si, perchè vivere non è sempre facile o perlomeno non così come ci possa sembrare.


Dopo varie vicissitudini si è intrapreso un viaggio, una completa circumnavigazione tra l'avvertire, la  mente aperta con i sensi acuiti, la comprensione e la forza. Un percorso importante , che ci ha portato dove siamo ora;  dove abbiamo capito che esistono limiti , ma dove abbiamo abbandonato il timore di questi.


Non è stato facile abbandonare la non accettazione. Era decisamente una strada distorta e buia.

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In ---> noi
sabato, 01 novembre 2008 - 15:18

L'intervento sul ritardo mentale


Il trattamento del ritardo mentale non cerca di curare un sintomo ma si pone come obiettivo quello di migliorare l'adattamento delle persone all'ambiente sociale, ridurre i comportamenti che interferiscono negativamente con l'apprendimento e favorire l'integrazione sociale.

Intervenire su queste persone significa mettere in piedi una serie diversificata di attività afferenti a molteplici campi di studio(psicologia, pedagogia, riabilitazione, etc.).

Solitamente si il primo passo consiste nel trattare il soggetto con un approccio medico attraverso terapie farmacologiche tendenti a ridurre i comportamenti che contrastano con l'apprendimento; si passa in seguito ad approcci di tipo psicologico approdando da questi a terapie comportamentali.

Le tecniche di modificazione della condotta si possono definire come un orientamento terapeutico che considera la condotta normale e anormale come retta dagli stessi principi, si può quindi intervenire su di essa attraverso tecniche mirate alla eliminazione di condotte disadattive sostituendole con altre e all'insegnamento ex novo di condotte adattive quando queste non siano assolutamente presenti nel comportamento del soggetto.

Le tecniche di modificazione della condotta utilizzate sono sostanzialmente di tre tipi: tecniche usate per incrementare condotte adattive gia presenti nel repertorio del paziente, tecniche tese ad acquisire nuove condotte, tecniche di eliminazione/riduzione di condotte disadattive.

Tra le tecniche usate per incrementare condotte già presenti ricordiamo il rinforzo sia positivo che negativo che aiuta il soggetto a comprendere l'adeguatezza della risposta, il controllo degli stimoli che aiuta ad individuare il momento e il luogo corretto per mettere in pratica certe risposte comportamentali, la preparazione di risposte che aiutano il soggetto ad eseguire a livello pratico la condotta che gli è richiesta. Queste ultime possono variare da aiuti verbali ad un vera e propria guida fisica nell'esecuzione della condotta.

Diversamente ci comportiamo quando vogliamo far apprendere delle condotte che non sono in nessun modo presenti nel repertorio del nostro paziente, dovremmo in questo caso dare dimostrazione pratica degli elementi fondamentali della condotta che sono utili al paziente e consolidare ogni nuovo elemento acquisito. Solitamente si arriva a padroneggiare una certa condotta attraverso approssimazioni successive, è importante in questa situazione rinforzare ogni gradino raggiunto. Importante è anche l'attenzione che poniamo nel far apprendere la giusta sequenza di elementi di comportamento che compongono una condotta ponendo l'enfasi sul fatto che ogni condotta è stimolo discriminante per annunciare la condotta successiva e questa è a sua volta rinforzante per la condotta precedente.

Per eliminare/ridurre condotte disadattive invece si utilizzano metodi che riducano la possibilità di accesso a certi stimoli di rinforzo alle condotte allontanando fisicamente i soggetti da ambienti rinforzanti oppure facendo pagare un prezzo a livello emotivo-relazionale a titolo di punizione, in risposta ad ogni condotta negativa. Si ottengono risultati apprezzabili anche attraverso una correzione o riparazione dell'ambiente nel quale si è prodotta la condotta errata: dapprima si obbliga il soggetto a riparare al danno scaturito dalla sua azione e in un secondo momento si cerca di insegnare una condotta alternativa che produca gli stessi risultati.

La messa in atto di questi tipi di modificazione della condotta necessita di una supervisione esterna e di una pianificazione che faccia riferimento ad un modello in grado di gestire i vari rinforzi e castighi.


(tratto da: http://www.vertici.com)

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In ---> ritardo mentale
giovedì, 30 ottobre 2008 - 18:20

"L' orientamento (la consulenza educativa) non consiste nell' aiutare la persona a prendere saggie decisioni quanto piuttosto ad aiutarla a prendere le sue decisioni saggiamente".

A.G. WATTS

Tratto da "La consulenza educativa"  Domenico Simeone - Vita &Pensiero università Milano 2002

 

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In ---> massime & pensieri
martedì, 28 ottobre 2008 - 13:48

Il Ritardo Mentale Lieve equivale all'incirca a ciò a cui si faceva riferimento con la categoria educazionale di "educabili". Questo gruppo costituisce la parte più ampia (circa l'85%) dei soggetti affetti da questo disturbo. Come categoria, i soggetti con questo livello di Ritardo Mentale tipicamente sviluppano capacità sociali e comunicative negli anni prescolastici (da 0 a 5 anni di età), hanno una compromissione minima nelle aree sensomotorie, e spesso non sono distinguibili dai bambini senza Ritardo Mentale fino ad un'età più avanzata. Prima dei 20 anni, possono acquisire capacità scolastiche corrispondenti all'incirca alla quinta elementare. Durante l'età adulta, essi di solito acquisiscono capacità sociali e occupazionali adeguate per un livello minimo di autosostentamento, ma possono aver bisogno di appoggio, di guida, e di assistenza, specie quando sono sottoposti a stress sociali o economici inusuali. Con i sostegni adeguati, i soggetti con Ritardo Mentale Lieve possono di solito vivere con successo nella comunità, o da soli o in ambienti protetti .

 
2 Il Ritardo Mentale Moderato è all'incirca equivalente a ciò a cui si faceva riferimento con la categoria educazionale di "addestrabili". Questo termine ormai sorpassato non dovrebbe essere usato perché implica erroneamente che i soggetti con Ritardo Mentale Moderato non possono beneficiare di programmi educazionali. Questo gruppo costituisce circa il 10% dell'intera popolazione di soggetti con Ritardo Mentale. La maggior parte dei soggetti con questo livello di Ritardo Mentale acquisisce capacità comunicative durante la prima fanciullezza. Essi traggono beneficio dall'addestramento professionale e, con una moderata supervisione, possono provvedere alla cura della propria persona. Possono anche beneficiare dell'addestramento alle attività sociali e lavorative, ma difficilmente progrediscono oltre il livello della seconda elementare nelle materie scolastiche. Possono imparare a spostarsi da soli in luoghi familiari. Durante l'adolescenza, le loro difficoltà nel riconoscere le convenzioni sociali possono interferire nelle relazioni con i coetanei. Nell'età adulta, la maggior parte riesce a svolgere lavori non specializzati, o semispecializzati, sotto supervisione in ambienti di lavoro protetti o normali. Essi si adattano bene alla vita in comunità, di solito in ambienti protetti.
 
3 Il gruppo con Ritardo Mentale Grave costituisce il 3-4% dei soggetti con Ritardo Mentale. Durante la prima fanciullezza essi acquisiscono un livello minimo di linguaggio comunicativo, o non lo acquisiscono affatto. Durante il periodo scolastico possono imparare a parlare e possono essere addestrati alle attività elementari di cura della propria persona. Essi traggono un beneficio limitato dall'insegnamento delle materie prescolastiche, come familiarizzarsi con l'alfabeto e svolgere semplici operazioni aritmetiche, ma possono acquisire capacità come l'imparare a riconoscere a vista alcune parole per le necessità elementari. Nell'età adulta, possono essere in grado di svolgere compiti semplici in ambienti altamente protetti. La maggior parte di essi si adatta bene alla vita in comunità, in comunità alloggio o con la propria famiglia, a meno che abbiano un handicap associato che richieda assistenza specializzata o altre cure.
 
4 Il gruppo con Ritardo Mentale Profondo costituisce circa un 1-2% dei soggetti con Ritardo Mentale. La maggior parte dei soggetti con questa diagnosi ha una condizione neurologica diagnosticata che spiega il Ritardo Mentale. Durante la prima infanzia, essi mostrano considerevole compromissione del funzionamento sensomotorio. Uno sviluppo ottimale può verificarsi in un ambiente altamente specializzato con assistenza e supervisione costanti, e con una relazione personalizzata con la figura che si occupa di loro. Lo sviluppo motorio e le capacità di cura della propria persona e di comunicazione possono migliorare se viene fornito un adeguato addestramento. Alcuni possono svolgere compiti semplici in ambienti altamente controllati e protetti.
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In ---> ritardo mentale
sabato, 25 ottobre 2008 - 15:27

Che aspetto ha il bambino con ritardo mentale?

Alcuni sono colpiti dall’aspetto fisico a volte sgraziato, dalle caratteristiche del volto, dall’andatura impacciata; altri notano il linguaggio, nettamente più infantile e povero rispetto all’età; altri le difficoltà negli apprendimenti scolastici, altri ancora i grossi limiti da loro presentati nella vita sociale e nell’autosufficienza: difficoltà nel vestirsi, spogliarsi ed alimentarsi autonomamente.

Tutti questi elementi possono essere indicativi nel fare diagnosi di ritardo mentale, ma non possono essere sufficienti. Solo un’accurata anamnesi e i test o le scale di sviluppo effettuati correttamente possono confermare o non la presenza di questa patologia attraverso il punteggio ottenuto nelle varie prove, che si tradurrà nel quoziente intellettivo: il famoso Q.I. che metterà in evidenza un notevole divario tra l’età mentale del soggetto e la sua età cronologica.

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In ---> ritardo mentale
venerdì, 24 ottobre 2008 - 15:24

Ariel ha 11 anni ed è la persona che più amo al mondo...è mia figlia.

Tutto inziò nell'ultimo anno della scuola materna, (la bimba aveva 5 anni ) quando un mattino,  le collaboratrici della scuola , mi convocarono per un colloquio. Mi trovai davanti a queste signore imbarazzate, che cercavano di dirmi con tatto, che avevano riscontrato dei problemi abbastanza seri nella bambina e che quindi mi consigliavano una visita neuropsichiatrica per valutare,  il grado di gravità della patologia, che loro intravedevano in lei e nelle sue azioni.

Ricordo ancora il senso di vuoto e il tuffo al cuore quando ascoltai le parole di queste maestre...che dire? Ci si sente sprofondare in una voragine in una frazione di secondo ed  è come un po' morire. Dentro si sente una voce che ripete incessantemente:"No! Non è vero tutto questo...non posso non essermene accorta!". Le osservavo mentre parlavano, quasi senza udire le loro voci,  e la mia mente ripeteva che forse si stavano sbagliando e che la bambina aveva fatto fin dalla nascita tutte le visite pediatriche di controllo e non era mai stato riscontrato nessun problema, lei era sanissima e felice.

Finito il colloquio e cercando di parlare in maniera coerente rassicurai le insegnanti che al più presto avrei effettuato le visite di controllo prestabilite poi usci dalla stanza con un vago senso di tremolio per tutto il corpo. Era un periodo molto pesante per me, mi ero appena separata e mi ero allontanata da un situazione molto drammatica,  ma non potevo di certo aspettarmi,  che in meno di un minuto mi sarebbe cambiata tutta la vita.

Prenotai le varie visite specialistiche e dopo qualche tempo ebbi la diagnosi: "Ritardo mentale lieve con Disturbo della relazione e del comportamento". Guardai Ariel che mi sorrideva, (lei ama sorridere ed è sempre solare),  lungi dal pensare che esistessero in lei problemi ed io di rimando le sorrisi e le schioccai un bel bacio sulla guancia abbracciandola forte a me come per rassicurarla.

Tornammo a casa in auto, lei persa nella musica, che ascoltavamo nello stereo,  canticchiava felice ed io persa nei miei pensieri.

 

 

 

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In ---> noi , ritardo mentale
martedì, 21 ottobre 2008 - 21:25
La persona con ritardo mentale si affaccia al mondo affettivo e relazionale con difficoltà potenzialmente maggiori rispetto ad una persona senza ritardo intellettivo e questa maggior fragilità dipende da moltissimi fattori che interagiscono tra loro senza soluzione di continuità. Da un lato, la presenza di alterazione nella capacità di codifica, rielaborazione ed espressione delle informazioni, dall’altra le difficoltà ad utilizzare le emozioni nell’organizzazione delle informazioni, influenzano più o meno pesantemente, secondo il grado di gravità del Ritardo Mentale e il momento della comparsa del disturbo, il modo in cui l’individuo si può rappresentare il mondo e può interpretare il rapporto con gli altri; interferiscono, inoltre, sulla possibilità del soggetto di gestire ed elaborare le tensioni fisiologiche nelle diverse fasi dello sviluppo e gli stimoli ambientali e inducono, infine, una distorsione della qualità delle relazioni che l’ambiente stabilisce con il bambino ritardato fin dalla nascita. Va ricordato però, che lo sviluppo affettivo è il risultato di una continua interazione tra individuo e l’ambiente e dipende quindi dai limiti e dalle potenzialità dell’individuo, ma anche dalla capacità dell’ambiente di fornire risposte adeguate a questi limiti e i giusti stimoli alle risorse.
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In ---> ritardo mentale
martedì, 21 ottobre 2008 - 21:16

Sono una madre che combatte nel mondo come tante altre.

Combatto soprattutto le ingiustizie...Quelle che viaggiano all'unisono alla sfera del ritardo mentale.

Contro gli approcci con il mondo esterno sempre più frettoloso e contro anche a quelle che a volte, inconsapevolmente, si creano anche nell'ambito famigliare perse nelle mille difficoltà quotidiane.

L'esigenza di questo blog nasce per questo. Per potermi confrontare con altri genitori che vivono questi conflitti sociali e che possono comprenderne il disagio e non solo intuirlo. Per persone che non temono di esternare le paure e lo sgomento e che riescono a trovare la forza anche per i loro figli che poi così forti non sono. Per la loro estrema sensibilità e per le loro vincite... Dedico a mia figlia ed alla nostra vita tutto questo sperando nel fatto che possa arricchirmi in informazioni e in tutto quelllo che mi possa servire per aiutarla in questo mondo che un po' bislacco e sempre di corsa è.

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